Secondo Max Plank, fisico tedesco vissuto a cavallo tra l’800 e il 900, “è impossibile ottenere il moto perpetuo”. L’arguto premio Nobel teutonico non ha evidentemente sperimentato sulla sua pelle l’avventuroso fenomeno del pendolarismo.
Appesi al filo dei perenni ritardi delle FS, o delle code in tangenziale, i pendolari gravitano avanti e indietro tra i punti cardine dei loro dislocati impegni giornalieri come povere anime dell’inferno dantesco. E, non per niente, la metafora del pendolo si rivela più azzeccata che mai. Sia la parola “pendolino” che il termine “pendolare”, infatti, rimandano entrambi inequivocabilmente all’idea del “pendolo”, oggetto dondolante per definizione. Ironia della sorte?
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Ma ciò che più accomuna e nobilita i pendolari, è la loro rassegnata tenacia. Armati di un buon libro e di tanta, santissima pazienza, combattono contro la loro costante oscillazione ritagliandosi del tempo utile per sè stessi, facendo di necessità virtù. In alternativa alla lettura, c’è chi preferisce un fedele IPod, chi ne approfitta per abbandonarsi un’oretta tra le morbide braccia di Morfeo o chi coglie l’occasione per attaccare bottone e conoscere gente nuova, meglio ancora se carina e dell’altro sesso.
Uno stile di vita diverso, insomma, che preso con un pizzico di filosofia e una buona dose di forza di volontà può rivelarsi anche sorprendentemente gradevole, ricordandoci il gusto della dinamicità e il piacere di non fermarsi mai. Per ricordarsi sempre che la vita è un viaggio, non una destinazione.